Paolo De Martino “Voliamo alto”

Commento al Vangelo della II Domenica dopo Natale

Oggi cari amici voliamo altissimo in compagnia di Giovanni, il teologo.
San Giovanni ha come simbolo l’aquila, perché come si credeva che l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità di Dio.
Al termine del suo Vangelo scrive questi versetti, quasi un riassunto di quello che poi descriverà (quando si scrive un libro funziona così!).
Giovanni, l’ultimo evangelista a scrivere, non racconta nulla della nascita di Gesù; anzi fa un discorso complesso, teologico, con parole “difficili” da capire e lontane da noi.
Cerca di spiegare il senso della nascita di Gesù per gli uomini, cioè: cosa vuol dire che Dio si è fatto uomo? Cosa vuol dire che Dio, che se ne stava nei cieli, è venuto quaggiù? Cosa vuol dire che Dio si è coinvolto con l’uomo?
Giovanni, cioè, risponde alla grande domanda: “Dov’è Dio?”. Per lui la risposta è chiara e ci direbbe: “Dio è qui! Guardati attorno, guarda bene perché Lui è vicino, è dentro di te”.
“Il Verbo si è fatto carne”. Carne in ebraico è dabar ma la stessa parola deber (la lingua ebraica non ha vocali), vuol dire peste. Cioè: tutto ciò che esiste è “Dio”, sua manifestazione se hai occhi per vederlo ma tutto ciò che esiste è nulla, peste, se non hai occhi per vederlo. Tutto è niente, se rimani in superficie. Tutto è vita, se raggiunge il tuo cuore.
Se il Verbo si è fatto carne vuol dire che tutto ciò che esiste parla di Lui.
Pensate un po’: il corpo umano è composto da circa un milione di miliardi di cellule. Ogni giorno ne muoiono seicento miliardi e lo stesso numero si rigenera. La vita media di una cellula della pelle è di circa due settimane; le cellule delle ossa si rinnovano tutte ogni tre mesi. In un anno il 98% degli atomi di un organismo viene sostituito. Vuol dire che io fra un anno non sono più io! Tutto in me cambia. E allora perché io sono sempre io? C’è qualcosa in me che va oltre a me. Non è materia, non è visibile. Dio è già “nascosto” in me.
“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.
Che bello! La luce è ostinata. Dio è ostinato, insiste, non si da per vinto. Il nostro peccato, la nostra indifferenza, non potrà mai fermare il Suo amore. Dio avrebbe avuto (e li avrebbe tutt’ora) miliardi di validi motivi per godersi la sua immensità e mandarci a quel paese. Ma Dio non si da per vinto perché l’amore non può non avere chi amare.
A chi oggi vive nella disperazione, Giovanni dice: le tenebre non vincono.
A chi sta vivendo queste feste nella solitudine, Giovanni dice: le tenebre non vincono.
A chi viene masticato dalla sofferenza, Giovanni dice: le tenebre non vincono.
Ma il prologo è anche la descrizione reale del Natale (non quello zuccheroso che lo abbiamo fatto diventare). Giovanni dice così: Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
Il Natale è la descrizione di un incontro tra Dio e l’uomo dove l’uomo semplicemente non c’è. A pensarci bene, come umanità, non abbiamo fatto proprio una bella figura quel giorno. In fondo, l’ho già detto altre volte, c’è ben poco da festeggiare ed è per questo che nei secoli abbiamo sentito il bisogno di ricoprire questo evento di tanto miele. Dio fu accolto da stranieri e da un pugno di disgraziati (i pastori).
Amici, per attendere qualcuno bisogna essere pronti a farsi sorprendere.
Ma se siamo qui dopo 2000 anni è perché questo è il tempo del nostro natale: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Ecco in sintesi il Vangelo. Ecco la bella notizia. Perché è venuto? Perché gli uomini diventino figli di Dio.
C’è un potere in noi, una energia, una forza: diventare figli di Dio.
Potremmo desiderare qualcosa in più?
La domanda nesce spontanea: Come si diventa figli? In tutte le Scritture figlio è colui che si comporta come il padre, gli assomiglia. Figlio di Dio, quindi, è colui che assomiglia a Dio nei pensieri, nei sentimenti, nei gesti. Siamo fatti a immagine di Dio ma chiamati alla somiglianza.
Diventare figli è una strada infinita, un cammino che ha sapore di eternità.
C’è una piccolissima parola, nel Vangelo, che ci spiega con semplicità questo cammino.
La parola è l’avverbio “come”. Una parola che da sola non ha molto senso, che rimanda oltre. Siate perfetti come il Padre; siate misericordiosi come il Padre; amatevi come io vi ho amato; sia fatta la tua volontà in terra come in cielo.
Figli di Dio allora non si nasce, ma lo si diventa. Si diventa accogliendo Gesù nella propria esistenza, e imitandolo nel suo amore. Con Gesù, Dio non è più da cercare, ma da accogliere. Ora l’uomo non vive più per Dio, ma vive di Dio, e con Lui e come Lui va verso gli altri.
Giovanni ci ricorda che questo progetto “si è fatto carne” ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, cioè in noi. Da quel giorno non esiste dono di Dio che non passi attraverso l’umanità: più si è umani e più si manifesta il divino che è in noi.
Insomma, è nella nostra storia, per quanto complicata, che prende carne il Verbo di Dio.
E’ dentro le nostre ferite, le nostre piccolezze, le nostre solitudini che prende carne l’eternità di Dio.
E’ dentro le nostre gioie che il Verbo di Dio pianta la sua tenda.
Mi piace pensare che la storia sia un’astuzia di Dio, che il tempo che Lui ci dona sia un suo stratagemma per permettere che il suo amore si dilati, ci raggiunga, ci invada.
Non siamo soli, non siamo buttati nel caos del nulla. La storia sta andando tra le sue braccia. La nostra storia ha un progetto, una traiettoria, un sogno.
Ripartiamo da qui in questo 2021, dalla certezza che il tempo che Lui ci dona è inzuppato della Sua presenza. E’ la nostra quotidianità il luogo in cui possiamo fare esperienza di Dio.
In quei compiti da correggere, in quei pazienti da ascoltare, in quelle faccende da sbrigare, in quel progetto da verificare, in quegli esami da preparare, possiamo fare esperienza di Lui. Attenzione: non “nonostante tutto questo”, ma proprio “in tutto questo” possiamo godere la sua presenza.
In questo anno, impariamo a dare ordine alle nostre priorità, a volerci un po’ più bene, a progettare la nostra storia mettendoci come fogli bianchi davanti all’estro imprevedibile di Dio.
La bella notizia di questa Domenica? Ogni spazio e ogni luogo delle nostre giornate è tempo per incontrarlo, un’occasione per gustare la Sua presenza.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/