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Tonino Lasconi”Da Betlemme la luce vera su Dio e su noi”

I Domenica dopo Natale – Anno B – 2021

Non siamo fatti male e il mondo non è sbagliato.

I racconti della nascita di Gesù che abbiamo ascoltato finora nelle celebrazioni sono pieni di interventi divini e di episodi umanamente così affascinanti da essere diventati, oltre che un messaggio di fede, un patrimonio “immateriale” dell’umanità. Sono talmente ricchi di fascino da invitare a contemplare e a meditare più che a capire e a ragionare. Poi, la seconda domenica dopo Natale, quella che precede lo straordinario viaggio dei Magi, ci propone il brano più alto e teologico di tutta la Sacra Scrittura: il prologo dell’evangelista Giovanni, quello sul quale si sono esercitate le menti più acute dei pensatori cristiani: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Quel poco che noi siamo in grado di capire ci rivela così che quel “bambinello”, chiamato Gesù, posto nella mangiatoia tra Maria e Giuseppe, visitato dai pastori e annunciato da una moltitudine dell’esercito celeste, è il Verbo di Dio, è la sua Sapienza, è la sua grandezza, è la sua onnipotenza. Noi lo vediamo piccolo e indifeso, bisognoso di tutto. In realtà egli è prima di noi, da sempre: «egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste». Egli ha preso un corpo come il nostro, ed è diventato come noi, per permetterci in qualche modo di vedere Dio, che altrimenti i nostri occhi non avrebbero potuto raggiungere: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato».

Se Gesù non fosse apparso nella nostra «carne mortale» (2Cor 4,11), su chi è e come è Dio avremmo potuto soltanto fantasticare, inventando immagini di divinità come quelle dei pagani, minacciose e gelose degli uomini; oppure ci saremmo creati «vitelli d’oro», alla portata delle nostre piccole vedute, e non saremmo mai riusciti a pensare a un Dio buono e amico che ci chiede soltanto di volergli bene perché per primo ci vuole bene. Infatti: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Perciò, vogliamo conoscere come si comporta Dio e come desidera che ci comportiamo noi? Possiamo scoprirlo soltanto in Gesù. Egli è «la luce vera, quella che illumina ogni uomo». In lui scopriamo che Dio capovolge tutti i nostri criteri di giudizio, perché alla sua luce ciò che appare ai nostri occhi grande, potente, importante, ricco, primo, in realtà è piccolo, debole, povero, ultimo.

Ma il “bambinello nella mangiatoia” oltre a farci vedere Dio, ci fa anche conoscere chi siamo noi veramente. Diciamo che egli ha preso un corpo come il nostro, ma in realtà a noi è stato dato un corpo come il suo. Siccome «egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste», il Creatore ci ha fatto in maniera tale che il nostro corpo (fisico, cuore e cervello) fosse degno di quello che avrebbe preso il suo Figlio, il suo Verbo, la sua Sapienza.

Perciò quando ci sembra essere fatti male perché non siamo buoni, sani e belli come vorremmo, quando pensiamo che il mondo con i virus, i terremoti, le inondazioni, i vulcani… sia fatto male, sbagliamo, perché niente può essere sbagliato se tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui. È quando «il mondo non lo riconosce, e non lo accoglie» che il male si scatena e allora prevalgono le tenebre dei calcoli egoistici, della falsità, della cattiveria.

Il Natale che stiamo celebrando allarghi in noi lo spazio alla luce che “il bambinello” getta su Dio e sull’uomo. E la stella, che sta per condurre i Magi a Betlemme, ci guidi a non smarrire la luce con la quale il «bambino avvolto in fasce» ci fa conoscere chi è Dio e chi siamo noi.

Fonte:https://www.paoline.it/


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