Don Battista Borsato “Sensibili al dolore!”

V Domenica  del  T.O. 

Sensibili al dolore!

“E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlano di lei, egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

(Mc 1, 29-39)

Gesù ha iniziato la sua predicazione con l’annuncio del Vangelo di Dio, dopo che Giovanni era stato arrestato, perché il modo per cambiare il mondo dal dominio dei potenti era ravvivare le coscienze: uomini e donne non dovevano subire i dettami dell’autorità, ma avere il coraggio di dissentire e anche di disubbidire. Ma per questo occorreva il risveglio della loro responsabilità e coscienza. Gesù intraprende questa sua missione da Cafarnao, città importante sul mare di Tiberiade e precisamente dalla sinagoga dove di sabato da buon praticante ebreo si reca per la liturgia e l’ascolto della Parola.

Il brano del Vangelo di oggi riporta con evidenza tre occupazioni preferite da Gesù e che incontreremo in tutto il Vangelo di Marco: Gesù si immerge nella folla e guarisce, cioè vuol far star bene le persone; Gesù va alla sorgente segreta della forza che è la preghiera; Gesù percorre tutta la Galilea predicando.

Possiamo riassumere la vita di Gesù in tre verbi: guarire, pregare, annunciare. Su questi tre verbi sosterà la mia riflessione.

  • Guarire.

Che cosa vuol dire guarire? Vuol dire prendere coscienza della sofferenza e del dolore delle persone e cercare di toglierlo. Forse il pensiero va ai miracoli. Gesù avrebbe compiuto miracoli per sanare le persone. Non sappiamo in che cosa consistessero i miracoli (nel Vangelo di Giovanni sono chiamati segni), ma comunque il centro del messaggio del Vangelo, non sono i miracoli, il centro è di non abbandonare le persone che soffrono. È chiaro che per Gesù la cosa più importante è ridare la felicità, la dignità e la gioia a coloro che soffrono. Il resto, tutto il resto, persino l’essere o l’apparire come una persona intelligente ed esemplare o, al contrario, come un peccatore e un indemoniato, tutto questo per Gesù, passa in secondo piano rispetto a quello che è più urgente e pressante: fare il possibile perché la gente soffra meno. Gesù è duro verso i farisei che erano persone religiosissime. Duro perché? Perché percorreva villaggi e campagne dove il suo andare era come un bagno dentro il dolore. Dovunque arrivava gli portavano i malati sulle piazze, sulle strade, dai tetti.

Trovava invece, i farisei che discutevano di mani lavate, di abluzioni, di stoviglie, di formalismi vuoti. Questa è la religione che Gesù rifiuta. C’è una differenza tra Giovanni Battista e Gesù. La principale è quella che mentre le preoccupazioni di Giovanni si incentravano sul peccato che offende Dio, Gesù si preoccupava soprattutto della sofferenza che piaga, umilia, offende gli esseri umani. Non è che a Gesù non importasse nulla del peccato, ma c’era in lui una nuova concezione del peccato: il peccato è ciò che offende e mortifica l’uomo.

E quando Gesù manda i discepoli in missione dice: “Strada facendo predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni” (Mt. 10, 7-8). La missione dei discepoli e degli apostoli non fu dunque pensata da Gesù come una missione religiosa o dottrinale, ma come una missione umanizzante, curativa, destinata a dare vita. E quindi a rimediare alla sofferenza di tutti quelli che si sentivano limitati, minacciati, oppressi dal dolore, dalla malattia o dal pericolo di morte.

 Da ciò si deduce che la preoccupazione di Gesù era di porre rimedio, per quanto possibile, alle disgrazie e alle miserie del popolo. Per questo egli non disse ai suoi discepoli di andare in cerca dei peccatori per convertirli dai loro peccati, ma li mandò a cercare i malati, per guarirli dalle loro sofferenze. E per togliere la sofferenza non si devono invocare i miracoli, ma saper amare, fare giustizia e sostenere la sanità pubblica e la ricerca scientifica.

  • Pregare.

Anche qui occorrerà una rettifica profonda del modo di concepire e di vivere la preghiera. Stando all’episodio riportato nel Vangelo di oggi possiamo meglio comprendere il senso della preghiera. Dopo una giornata di incontri e di predicazioni Gesù si ritira sul monte: “Si alzò di mattina presto…e si recò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1, 35). La sua preghiera consisteva non nel domandare ma nel capire che cosa volesse il Padre. Era la ricerca di una sintonia con il volere e il progetto del Padre. Pregare per lui era individuare il pensiero di Dio. Non era una preghiera di petizione, di domanda, ma era una preghiera di immersione nel Padre per imparare a conoscere le sue scelte.

Non era una preghiera per chiedere favori a Dio, ma era meditazione e contemplazione. Qualcuno la chiama “preghiera di concentrazione”.

Non dobbiamo pensare Dio come una persona che dobbiamo compiacere, placare, lusingare, supplicare. Dio sa già ciò di cui abbiamo bisogno. Occorre abbandonarsi a Lui. La preghiera è il momento in cui ci fermiamo per cogliere il senso del nostro vivere, capire le scelte che siamo chiamati a fare soprattutto in risposta ai bisogni e alle sofferenze delle persone.

Difatti Gesù dopo aver pregato dice: “Andiamocene altrove”. Come mai se ne va se la gente lo cerca e tutto l’ambiente è favorevole al suo ascolto? Gesù se ne va perché non cerca il consenso, ma persone che gli credano non in maniera emotiva, ma convinta. E il suo distaccarsi era per incoraggiare una fede che si interroga

  • Annunciare.  

Come sostenevo in altre occasioni il centro della vita di Gesù è insegnare, annunciare. E anche i suoi discepoli sono chiamati ad annunciare e annunciare guarendo, cioè prendendosi cura dei poveri, dei bisognosi, di coloro che soffrono.

In che cosa consisteva la sua predicazione? Da tutto il contesto del Vangelo il suo annuncio si concentrava su tre principali messaggi:

  • Dio è amore: ama l’uomo e lo ama così com’è perché, in Gesù, è venuto non per i sani, ma per i malati.
  • Dio vuole che gli uomini e le donne di tutti i luoghi e di tutte le culture si stringano la mano per aiutarsi reciprocamente e si sentano fratelli perché figli di un solo Padre.
  • Dio desidera che nessun uomo si senta minorenne, ma abbia una coscienza così viva, da consentirgli l’ardire del dissenso, della opposizione, sulla strada di Gesù.

Due piccoli impegni

  • La vera fede è prendersi cura delle persone che soffrono.
  • Passare da una preghiera di petizione, ad una preghiera di meditazione per cercare il

            pensiero di Dio.