Vai al contenuto

Don Paolo Zamengo”La dismisura dell’amore “

 IV Domenica di Quaresima 

La dismisura dell’amore    Gv 3, 14-21

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. Come  il serpente di rame, per chi lo guardava, era la salvezza, così nei giorni del nostro cammino noi guardiamo il Signore crocifisso e troviamo in lui la nostra salvezza. Per questo i nostri occhi sono su di lui, per fissarlo nel  cuore e  non dimenticare: perché quella morte stia  la vera legge per l’uomo. 

“Quando Mosè stava per costruire la tenda, Dio disse: guarda di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte”. Noi abbiamo costruito la nostra terra su altri modelli ed ora ne portiamo le conseguenze. Portiamo i segni  dei morsi del serpente.  Ma il modello che fa sicure le costruzioni dell’uomo è il modello del monte, è questo Signore Crocifisso. Il modello è questa Croce e l’amore che vi è crocifisso. 

È ciò che ci fa cristiani e fa cristiane le nostre chiese, le nostre case, le nostre istituzioni.  Ma se bastasse il battesimo per dirci cristiani, sarebbe facile distinguere. Se bastasse una croce sulle pareti di casa sarebbe facile riconoscere quelle cristiane. La verifica invece è un’altra. Se la mia vita, la tua vita, questa chiesa, questa casa, è secondo il modello che ci è stato mostrato sul monte. 

Noi sul monte che cosa abbiamo visto? Cristo  ci ha salvati non attraverso i miracoli, perché Gesù non ha fatto nessun miracolo sulla croce. Egli è morto. Lo sfidavano a salvare se stesso e non si è salvato. Lo esortavano a invocare il Padre  e il Padre non lo ha salvato. Questa è la verità: la salvezza non viene attraverso i miracoli. Sogniamo i miracoli e ci lamentiamo con Dio quando non li compie. 

Fissa il miracolo vero,  il segno: è questo Signore che sta con le braccia allargate. Questo è il miracolo nuovo. Cristo ha fatto i miracoli sul mare, sui pesci, sui ciechi e sui lebbrosi, ma il miracolo nuovo è Gesù che non fa nessun miracolo per sé e rimane con le braccia aperte al Padre e al mondo. 

Contempliamolo il miracolo delle braccia aperte e sentiamo che in questo abbraccio universale ci siamo  anche noi. Contempliamo e non dimentichiamo l’insegnamento  che Gesù ci consegna dalla Croce. Questa Croce è così diversa dalle cattedre che tengono le distanze e gelano il cuore. Questa “dismisura”  attrae.  Lo aveva detto: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. 

Da quella Croce, su cui lui moriva, cominciò un movimento che non è più finito. Cominciò con quelli che erano i più lontani, il brigante appeso vicino a lui: “Ricordati, Signore, di me nel tuo Regno”, il centurione pagano: “Veramente costui è il Figlio di Dio”. Fedeli alla Croce, tocca ai cristiani abbattere ogni giorno ogni barriera, ogni frontiera, contraddire ogni giorno la logica dell’inimicizia, la logica che ci fa inventare i nemici e li va a cercare ovunque. 

Sulla Croce c’è un’altra verità.  È l’amore vulnerabile di Dio, per amare gli uomini. La Croce ci parla della vulnerabilità di Dio, la vulnerabilità dell’amore.  E c’è un modo sicuro  per non soffrire, per non rimanere feriti, ed è quello di non amare, di non esporsi, di stare sempre ai piani alti, di farsi uno scudo o una corazza. Fatti una corazza di indifferenza e non sarai più vulnerabile. 

Ma questa logica non fa salvezza, fa la rovina del mondo, crea serpenti nel mondo. Al contrario invece la santità.   Santa Giuseppina Bakhita, sedotta dalla dismisura dell’amore, capace di amare e di perdonare tutti, come il suo Signore, prega per noi.


<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: