Don Mauro Pozzi”Insieme a Te”

V Domenica di Pasqua (Anno B) (02/05/2021)

La conversione di Saulo, poi Paolo di Tarso, è uno degli eventi più straordinari della storia della Chiesa nascente. Il fatto che il Padre abbia scelto come suo più grande apostolo un uomo che era stato uno dei più accaniti persecutori dei cristiani è molto significativo. Il messaggio è chiaro: niente di quello che abbiamo ricevuto da Gesù ce lo siamo meri-tato, ma tutto è un dono gratuito. Paolo stesso ha fatto di questa esperienza personale il cuore della sua predicazione. Nella mentalità ebraica la religione è l’osservanza della legge. L’Apostolo invece afferma che è la fede in Cristo il car-dine di tutto, perché se fossimo capaci di guadagnarci il pa-radiso con l’adempimento della legge, non sarebbe stato ne-cessario il sacrificio di Gesù. Nel disegno provvidenziale dunque viene scelto un uomo il cui passato fa paura e di cui i fedeli stentano a fidarsi, proprio perché sia chiaro che è lo Spirito che converte il cuore e che Dio, per attuare il suo programma di salvezza, si serve degli uomini e riesce, nono-stante gli uomini. Nell’Antico Testamento convertirsi signi-ficava ritornare all’alleanza di Mosè, cioè voltarsi verso il passato. Con Cristo la conversione è dimenticare il passato e guardare al futuro. Non c’è più Saulo il persecutore cieco, ora c’è Paolo l’apostolo illuminato. Cambiare vita è dunque aprirsi allo Spirito dimenticando quello che siamo stati prima. Non c’è nulla di imperdonabile perché Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa, come ci dice Giovanni nella seconda lettura. Non è su di noi che dob-biamo fare affidamento, ma sullo Spirito Santo. Per aiutarci a capire il Maestro si serve dell’immagine molto efficace della vite e dei tralci. La linfa che nutre i rami e permette loro di fruttificare viene dalla radice e dal fusto. Noi siamo tutti col-legati perché animati dallo stesso Spirito. Il cristianesimo non può essere una religione individuale, non può prescin-dere dalla dimensione comunitaria, perché i rami per vivere devono essere innestati su un unico fusto. Ogni tralcio ha la sua storia, è potato, cioè corretto ed educato dall’Agricol-tore, e porta il frutto che può, ma la linfa che lo nutre è quella comune a tutti i tralci della vite. Chi si toglie dalla comunione è destinato alla sterilità di un ramo secco. Rima-nete in me, perché senza di me non potete far nulla. La ga-ranzia che siamo in Lui è il dono dello Spirito. Se chiediamo a Dio di rimanere in Lui e portare molto frutto, non ci sarà negato. Anche se il nostro passato fosse orribile il futuro è destinato a una meravigliosa fecondità.

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