Don Paolo Zamengo “L’amore ha le ali”

VI Domenica di Pasqua (Anno B) (09/05/2021)

Vangelo: Gv 15,9-17

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”.
Con queste parole Gesù bussa alla porta del nostro
cuore. È il suo “testamento”, non perché i discepoli ci
ricordino di Lui ma per invitarli a fare di lui la loro casa.
La casa, l’abitazione vera del cristiano non è più un luogo ma l’amore stesso di Gesù che di questo
amore è la fonte, lui che è “l’amato” del Padre. Con queste parole Gesù ci rivela la sua identità:
Dio è amore.
Ed era anche la nostra identità, quella di ogni creatura uscita dalle sue mani nel giorno della
creazione. Siamo fatti dall’amore, siamo fatti per l’amore.
Il peccato però ha offuscato l’impronta del creatore e nel nostro cuore si è insinuato, viscido come
un serpente, il sospetto che Dio ci sia contro e sia un nemico della nostra libertà.
L’amore suggerito, anzi “comandato” da Gesù non è un generico sentimento o una spontaneità
immediata ma è un impegno solido e radicale, per tutta la vita. E’ l’amore che “tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta e non ha mai fine”. Siamo chiamati a un atto di custodia: “se custodirete i
miei comandamenti, rimarrete nel mio amore”.
La vita cristiana sta tra due ‘come’, come il Padre ha amato me e come io ho amato voi. Questa
breve parola e questo semplice paragone sono le ali dell’amore. Amare come Dio. Lui ci insegna
che amare è servire. Abbassandosi e svuotandosi. Senza selezionare e senza escludere. Neppure
chi opera il male è fuori dall’amore perché non possiamo scegliere il prossimo ma lo accogliamo.
L’amore chiede disciplina e coraggio. Amare gli amici lo fanno tutti, amare i nemici lo fanno solo i
cristiani! L’amore è una vocazione. Quando ti chiama, seguilo. Anche se le sue strade sono dure e
scoscese. E quando le sue ali ti avvolgono affidati a lui, anche se una spina nascosta ti può ferire.
L’amore incorona e crocifigge.
Per tre volte, oggi, risuona nel vangelo la parola amici. “Dare la vita per i propri amici… Voi siete
miei amici… Non vi chiamo più servi ma amici”. Ci sono case, nella vita di Gesù, in cui lui è entrato,
ma tra tutte ce n’è una preferita, la casa che ha frequentato, la casa dell’amicizia, quella di
Betania. Entriamo anche noi in punta di piedi.
Guardiamo la giovane Maria che siede ai suoi piedi per ascoltarlo mentre lui parla al suo cuore
donandole una ricchezza che nessuno mai potrà più strapparle. Vediamo anche Marta imparare
ad amare e a servire, senza fare confusione, dove è ospite anche chi ospita. In questa casa Gesù
piange per la morte di Lazzaro e le lacrime dell’amicizia gli restituiscono vita e libertà.
Un giorno tra queste mura, ancora, Maria cosparge di olio profumato Gesù, gli asciuga i piedi con i
suoi capelli e glieli profuma mentre lui è alla vigilia della sua passione. Gesù ama questa casa, la
casa dove ama e dove si sente amato. Betania è una scuola d’amore.
Gesù ci insegna a dare calore e intensità all’amicizia, a dare calore e intensità all’intera vita. A
superare con dinamismi nuovi le abusate logiche che escludono, a coltivare la gratuità là dove
domina la competizione, a seminare il fascino del volto dell’altro dove impazzisce l’isterica visione
di sé stessi. Impariamo ad amare. Impariamo a ad abitare le case.