Don Marco Ceccarelli Commento Don Marco Ceccarelli

XXI Domenica Tempo Ordinario “B” – 22 Agosto 2021
I Lettura: Gs 24,1-2.15-18
II Lettura: Ef 5,21-32
Vangelo: Gv 6,60-69

  • Testi di riferimento: Gen 2,7; Sap 16,12; Is 55,10-11; Ez 37,10; Mt 11,6; 13,20-21.57; 24,9-10.35;
    26,31-33; Mc 1,24; Gv 2,24-25; 3,5-6; 5,21; 6,45; 8,43-44.51; 10,26-28; 16,1; 20,22.29; At 13,46;
    Rm 8,5.9-11.29; 10,17; 1Cor 15,44-45; 1Ts 2,13; 2Tm 2,19; Eb 4,13; 5,11; 1Pt 1,23; 1Gv 3,24; Ap
    3,16
  1. La scelta.
  • La prima lettura aiuta ad evidenziare la tematica di questa domenica. Giosuè pone le dodici tribù
    davanti alla scelta riguardo a quale divinità si vuole servire e seguire: o il Signore, quel Dio che li
    ha condotti fuori dall’Egitto e ha dato loro una terra, oppure gli dèi degli altri popoli. Si tratta di
    un’alternativa radicale, che non ammette compromessi. Scegliere il Signore significa dire no agli
    dèi. Anche nel brano evangelico odierno appare qualcosa di simile. Gesù pone i dodici nella situazione di dover operare una scelta, se rimanere con lui o andarsene come hanno fatto gli altri. Infatti
    tutto il discorso che abbiamo ascoltato nelle ultime domeniche provoca nei confronti di Gesù una
    reazione di rifiuto e di abbandono. Quello che poteva essere il bellissimo annuncio di una straordinaria grazia da parte di Dio finisce invece per sfociare in una rottura drastica. Dio vuole che l’uomo
    viva, e quindi gli provvede una vita soprannaturale, una vita celeste, un cibo dal cielo perché possa
    vivere eternamente. Che cosa si poteva chiedere di meglio? Che altro avrebbe potuto suscitare la
    gioia delle persone più che un dono di questo tipo? Eppure la reazione della folla è di tutt’altro genere. Forse, uno potrebbe pensare, ciò è avvenuto perché non è stato spiegato loro con chiarezza.
    Gesù avrebbe dovuto essere un po’ più semplice, più elementare, più accondiscendente verso la difficoltà di comprensione dei suoi interlocutori. Invece egli non ha fatto nulla per rendere più accessibile il suo annuncio. Al contrario, il suo discorso è diventato via via sempre più radicale tanto da
    alienarsi la folla. Il suo discorso è “duro” e non lo si può ascoltare (v. 60). Ma Gesù non ha paura
    del fatto che effettivamente tanti operano una scelta, quella di andarsene via. All’inizio del lungo
    discorso Gesù interloquisce con la folla (6,22.24). Poi si parla di “giudei” (6,41.52). Poi ancora di
    “discepoli” (6,60.66). Alla fine non rimangono che i dodici (6,67.70); e anche fra di loro ci sarà un
    “diavolo” (6,70). Ma in certi casi meglio operare una scelta, anche se sbagliata, piuttosto che rimanere “tiepidi” (Ap 3,16).
  • Il fatto è che il discorso di Gesù richiede appunto di operare una scelta; una scelta che ruota intorno alla sua stessa persona. Lui si pone come un assoluto, come il vero e unico cibo che dà la vita; e
    chiede, implicitamente, di credere in lui, rinunciando al resto. Questo è il punto veramente critico
    della fede. Operare una scelta significa dire sì a uno e no ad un altro. Significa, come in un matrimonio (vedi, tra l’altro, la seconda lettura), dire sì ad una persona e implicitamente dire no a tutte le
    altre. Così è con Dio, almeno con il Dio rivelatosi da Abramo fino a Cristo. Ci sono cose che sono
    incompatibili con il Dio di Gesù Cristo. Invece la prospettiva tipica dell’uomo religioso, compreso
    una gran parte dei cristiani praticanti, è quella di un Dio che viene ad aggiungere qualcosa alle cose
    che ho già e che non ho nessuna intenzione di lasciare. Così si vuole dire sì a Dio, ma allo stesso
    tempo non si vuole dire no a nulla. Dio serve per avere anche quelle cose che non si possono ottenere in altro modo. Dio mi dà il Paradiso? Benissimo, così ho tutte le cose di questo mondo e pure
    quelle dell’altro mondo. Non ci si pone per nulla la questione di dover operare una scelta. Eppure
    non c’è un argomento tanto diffuso sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo come quello di mettere in atto una scelta fra Dio e gli idoli. È praticamente la questione fondamentale dall’inizio alla
    fine della Bibbia. La fede nel Dio che si è rivelato ad Israele e in Gesù Cristo implica una rinuncia
    radicale. Una rinuncia che non consiste in una menomazione, ma che parte dall’aver capito che
    l’unica cosa che conta veramente, che dà la vita vera, la vita che rimane in eterno, è soltanto Dio.
  1. Lo scandalo (v. 61). Da quanto detto sopra possiamo comprendere cosa significhi lo scandalo che
    soffrono gli ascoltatori di Gesù. Gesù scandalizza con i suoi discorsi e le sue scelte. Lo scandalo
    fondamentale sarà quello che i discepoli subiranno davanti alla crocifissione (Mt 11,6; 24,9-10;
    26,31; Gv 16,1). Chi non è disposto ad operare una scelta, a rinunciare al proprio modo di pensare,
    al proprio modo di valutare la realtà, alle proprie categorie, subirà inevitabilmente uno scandalo. Il
    termine skandalon indica un “ostacolo” nel quale si rischia di inciampare e cadere. Lo scandalo che
    i discepoli hanno subìto al momento della morte del loro maestro è stato quello di vedere colui che
    consideravano il messia morire miseramente sulla croce. Questo è stato un enorme shock, e ha provocato l’abbandono di Cristo (Gv 16,32). Nessuno di loro era disposto ad accettare che la via della
    salvezza passasse per la croce. Essi avevano un loro schema di come il messia doveva salvare il popolo; e in quello schema non rientrava assolutamente il fallimento e la croce. Quello che dunque in
    realtà funge da scandalo, cioè da ostacolo, da pietra di inciampo alla fede in Cristo, non risiede in
    lui, ma nei suoi ascoltatori. Non è la durezza del discorso di Cristo, come non è la durezza della
    croce, a scandalizzare, ma l’incapacità di ascoltare e capire dovuta alla propria durezza di cuore.
    Ciò che è duro non è la parola di Dio, ma il nostro cuore (Mc 10,5; 16,14).
  2. La carne e lo Spirito (v. 63).
  • Il senso di “carne” in questo contesto è diverso da quello usato in precedenza da Gesù. La “carne”
    indica qui le realtà creaturali, così come in Ger 17,5-8 (cfr. anche Gv 3,6). La contrapposizione è
    allora fra la realtà divina (lo “Spirito”) e le realtà umane. Lo Spirito vivificante è lo Spirito Santo, lo
    Spirito divino. La vita non viene da quanto è creato, ma da Dio. Perciò solo il cibo soprannaturale,
    disceso dal cielo, è quello che dà la vita. E ciò consiste nelle parole di Gesù, Sapienza incarnata.
    Cristo è stato costituito Spirito vivificante (1Cor 15,45), capace cioè di generare in noi quella vita
    nuova, divina, che appartiene a coloro che sono nati dall’alto (Gv 3,3). In quanto spirito Gesù può
    venire a vivere in noi; in quanto vivificante egli agisce in noi come principio di vita. Quando ci
    manca il cibo sentiamo che dobbiamo procurarcelo per riempire il vuoto che abbiamo dentro; segno
    che in noi non c’è la vita. Se abbiamo Cristo abbiamo un principio di vita eterna che ci riempie, che
    sazia. Le realtà umane non hanno potere di procurare tale sazietà. Con Cristo le ansie che l’uomo
    porta dentro sono saziate, non sente più bisogno di andare a cercare altro. Ma si può far entrare Cristo in noi come un principio di vita se si accolgono le sue parole (Gv 6,63). La sua parola è un principio di vita eterna (v. 68) che non passa (Mt 24,35). Per questo chi custodisce la parola di Cristo
    non muore (Gv 8,51). È la parola di Dio comunicata da Cristo che ha potere di animare la carne,
    come all’inizio della creazione il soffio di Dio animò la carne di Adamo (Gen 2,7), come la parola
    profetica di Ezechiele fece entrare lo Spirito nelle ossa inaridite (Ez 37,10). La parola di Cristo, la
    sua parola che è spirito e vita (Gv 6,63), deve entrare in noi, deve diventare un tutt’uno con noi, con
    il nostro modo di pensare, di capire la realtà.
  • Se non siamo in comunione con il suo insegnamento non abbiamo Cristo in noi. Occorre accettare
    che c’è un modo di comprendere e valutare la realtà che non è quello nostro. Il nostro viene dalla
    “carne”, dalla mentalità umana; il modo di capire e valutare la realtà secondo Dio viene dallo Spirito di sapienza. Ed è questo che dà la vita. Chi vive nella carne ragiona secondo la carne (Rm 8,5) e
    non può capire le cose dello Spirito (1Cor 2,14). C’è gente che sta appresso a Cristo per i propri
    scopi e per sentirgli dire ciò che vuole; ma non è disposta ad ascoltare. C’è gente che sta nella Chiesa senza credere, avendo le proprie convinzioni e i propri comportamenti e non essendo disposta a
    cambiare mentalità. Forse a questa gente, come ai discepoli del Vangelo odierno, farebbe bene rimanere scandalizzata ed essere costretta ad operare una scelta, piuttosto che continuare a seguire
    Cristo in questo modo.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/