Don Paolo Zamengo”Il trionfo dell’acqua fresca”

Il trionfo dell’acqua fresca      Mc 9,38-43.45.47-48

Il vangelo di oggi è un brano composito, senza un vero filo conduttore. Gesù prosegue il suo cammino verso Gerusalemme con i discepoli e il clima generale non è certo dei migliori. Gesù tenta di convincerli sulla vera natura del Messia,  annunciando più volte la sua morte e la Croce che lo attende. 

I discepoli non solo non  comprendono ma addirittura, è il caso di Pietro, oppongono un vero rifiuto. A ciò si aggiungono le discussioni del tutto fuori luogo in quel momento, ad esempio, quella riguardante «chi sia il più grande» fra loro.

In questo contesto si sviluppano le parole di Gesù. Giovanni, uno dei discepoli più vicini, si lamenta perché  alcuni, non appartenenti alla comunità, operano esorcismi nel nome di Cristo. La risposta di Gesù non si fa attendere ed è tollerante «Non glielo impedite» e mostra anche una chiara direzione di apertura totale per la comunità cristiana: «chi non è contro di noi è per noi».

Il significato è chiaro. Vengono messe in discussione certe patologie ecclesiali che a volte emergono anche ai nostri giorni fino ad avvelenare il clima, fino a creare al suo interno divisioni e opposizioni, fino a fare della chiesa una roccaforte che si erge contro il mondo, contro altri uomini e donne, ritenuti figli delle tenebre. Politicamente, ricordate tutti il grido ‘Prima gli italiani’ che, tradotto,  significa  ‘solo gli italiani’. 

Dobbiamo confessarlo con sincerità: negli ultimi anni il clima, anche nella chiesa,  si è avvelenato e questo virus, nonostante gli ammonimenti di papa Francesco, non è ancora stato debellato. C’è chi si erge a giudice, chi si ritiene cristiano autentico e migliore. Ci sono cristiani, con certezze granitiche, che giudicano gli altri fuori dalla verità e aspettano di poter ascoltare finalmente scomuniche e condanne per quanti non fanno parte del loro gruppo di eletti. 

La seconda parte del vangelo di oggi  riporta una  serie di sentenze. Nella frase «chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare», viene usato il termine “piccoli” che è la traduzione di una parola greca (mikroi), che non si riferisce ai bambini, bensì a coloro che, per vari motivi, hanno una fede fragile, oppure sono fragili nella fede in un determinato momento della loro vita. 

In altre parole, Gesù sembra dirci che non ci sono credenti di serie A e di serie B, se non il fatto che, per Gesù, tutta la serie A è composta dai fragili, dagli umili, da chi non conosce ancora  pienamente  l’amore. Ma pure fa la volontà del Padre cercando di amare con generosità e comprensione.   

La geenna, nella cultura ebraica, è un concetto simile al nostro “inferno.” L’immagine proviene dalla vallata fuori Gerusalemme dove era praticato un culto idolatrico, e poi la vallata venne trasformata in una discarica dove il fuoco bruciava incessantemente i rifiuti della città. Là, il verme che decompone i cadaveri non muore mai, continuando a consumarli in eterno, come il fuoco. 

Questo, però, non riguarda solamente il dopo-morte. Forse, chi vive nell’odio e nell’invidia, viene consumato già nel presente dal proprio egoismo, in una dimensione che per circolarità può ricordare l’eternità. Pensate alla parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone. “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali…. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 

Ma chi vive nell’amore del Padre, oppure semplicemente compie gesti d’amore, esprime inconsciamente amore alla verità  della vita. Ricordate il famoso dialogo ne “I promessi sposi” tra l’Innominato e Lucia? Dopo una notte di tormenti quell’uomo pentito si sente dire proprio da Lucia: “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”.  È proprio il trionfo di un solo bicchiere d’acqua fresca.