III Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (23/01/2022)

Vangelo: Lc 1,1-4; 4,14-21

Nel brano evangelico di questa domenica troviamo due testi del Vangelo di Luca: il prologo che presenta il metodo seguito da Luca per scrivere il suo Vangelo e l’inizio della predicazione di Gesù a Nazareth. Siccome questa seconda parte la ritroveremo anche domenica prossima, mi soffermo sulla prima.
Scrive dunque Luca : “Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto dei fatti successi tra di noi (…) ho deciso anch’io di fare RICERCHE ACCURATE su ogni circostanza fin dagli inizi e scriverne per te un resoconto accurato, o illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”. Affermazione che prova in modo inequivocabile come gli autori dei Vangeli, intendessero aderire alla storia e non raccontare favole, ricorrendo a testimoni oculari e bene informati sugli avvenimenti accaduti.
Luca, l’unico greco fra gli Evangelisti, dedica il suo Vangelo a un cavaliere romano, l’egregio Teofilo, dopo aver fatto ricerche accurate sui fatti accaduti. Il cristianesimo è dunque una religione fondata su un avvenimento storico che ha spaccato in due la Storia: prima di Cristo e dopo. “L’esistenza di Gesù Cristo – scrive M. Sordi – non può essere messa in dubbio da nessuno: Egli è vissuto in una delle epoche meglio conosciute della storia romana, fra l’impero di Augusto e quello di Tiberio.”

Registrato all’anagrafe
Sono pochi i personaggi celebri la cui esistenza storica sia così attestata come quella di Gesù Cristo. Di Omero per esempio, uno dei massimi poeti dell’antichità greca, si sa praticamente nulla, e anche quel poco, è avvolto nelle nebbie della leggenda.
Di Gesù Cristo sappiamo da fonti storiche che è stato registrato nell’anagrafe imperiale di Quirino (console romano morto nel 21 dopo Cristo circa). Ne scrisse Giuseppe Flavio in Antichità giudaiche 62 d.C.: “Gesù Cristo, uomo saggio, seppur conviene chiamarlo uomo, operatore di miracoli, maestro di molti, Giudei e Greci che ne hanno accolto l’insegnamento, ed apparve a coloro che lo avevano amato prima, il terzo giorno dopo la sua morte”.
E non è solo attestato da fonti cristiane, ma anche da importanti fonti giudaiche e pagane di quell’epoca: Tacito, parlando dell’incendio di Nerone avvenuto nel 64, e della persecuzione dei cristiani, dice che il loro nome viene da Cristo “che era stato messo a morte dal procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio”.
Altro pagano era un certo Serapion, storico siriano che verso il 73 dopo Cristo, scriveva al figlio subito dopo la distruzione di Gerusalemme avvenuta nel 70 ad opera dei Romani, dicendo che vedeva in tale distruzione la punizione divina per il “saggio re degli Ebrei” da loro messo a morte.
Vediamo così che se le fonti cristiane, sono naturalmente le più importanti per la conoscenza storica di Gesù Cristo, non mancano, fin dal primo secolo, le fonti giudaiche e pagane.

Quell’Uomo che è più che un uomo…
Ecco il grande mistero di Gesù Cristo: quel nome scritto su una tavoletta o su un papiro quando Maria e Giuseppe andarono a farsi registrare in occasione del censimento, ed in seguito scritto su cronache dell’epoca, da storici come Giuseppe Flavio Tacito e altri che ne confermarono l’identità storica, in principio fu pronunciato da DIO che eternamente lo pronuncia: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
Il cristianesimo ruota dunque attorno ad un’unica domanda: CHI E’ GESU CRISTO? Ed i secoli continuano ad interrogarsi su quell’Uomo – l’unico che ha un’identità storica e un’identità eterna. L’unico che è Uomo e DIO allo stesso tempo.

WILMA CHASSEUR

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/