Don Paolo Zamengo “L’ottavo sacramento”

Giovedì Santo (Messa in Cena Domini) (14/04/2022)

Vangelo: Gv 13,1-15

C’è una consegna nella grande stanza, arredata a festa, al piano
superiore della casa. L’emozione è tutta per il pane spezzato e per il
calice del vino. Il fuoco del mistero, il roveto ardente, è qui.
Ma dobbiamo subito aggiungere che il tradimento di Giuda quella
sera non è l’unico e che la cena del Signore è in pericolo sempre.
Gesù aveva detto: “fate questo in memoria di me”.
E nel vangelo di Giovanni, c’è: “Avete capito quello che vi ho fatto? Se
io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete
lavarvi i piedi l’un l’altro. Infatti vi ho dato l’esempio, perché, come io ho fatto, facciate anche voi”.
E perché il gesto rimanesse nella memoria dei discepoli, “si alzò da tavola, depose le vesti e, preso
un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i
piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto”. Era il gesto del servo.
Oggi nelle celebrazioni è diventato una finzione: si lavano i piedi già lavati e spesso anche
profumati. Così tutto ha perso di profezia e provocazione. Era il gesto del servo che conosce la
stanchezza di chi ha camminato a lungo per strade disagiate e polverose. Versare l’acqua, lavare i
piedi è ristoro alla fatica.
Lavare i piedi di chi è stanco è l’ottavo sacramento. Un sacramento non ricordato nell’elenco del
catechismo, eppure istituito da Gesù con un gesto luminoso, vero sacramento cristiano che, più
degli altri e meglio degli altri, è memoria piena della presenza di Gesù in mezzo ai suoi.
Se vuoi essere in comunione con Gesù lava i piedi degli altri se no priviamo Gesù dell’unico titolo
che si è certamente dato, l’unica funzione che si è sicuramente attribuita, quella del servo. “Io
sono in mezzo a voi come uno che serve” (Lc 22, 27). È sconcertante come già la prima cena
eucaristica sia stata violata non solo dal tradimento di Giuda, ma dai discorsi di grandezza degli
altri discepoli.
L’evangelista Luca appone i due tradimenti, quasi legandoli con un unico filo: la discussione anzi la
contesa, su chi di loro fosse il più grande. Gesù dice: “Chi è più grande? Chi sta a tavola o chi
serve? Non è forse chi sta a tavola? Ora io sto in mezzo a voi come chi serve”. Il rischio della Cena,
ed era la prima, è celebrare il rito mescolandolo a sogni di supremazia e grandezza.
Meglio diventare servi gli uni degli altri piuttosto che fare un rito senza lavarci i piedi gli uni degli
altri. Ma come dare forma al mandato di Gesù, legato all’asciugatoio e al catino d’acqua, mandato
che è una consegna, la consegna di servire?
Servire è sempre prima di tutto servire una persona, non un’idea, un programma, un’istituzione.
Conosciamo purtroppo tutti l’inganno di coloro che, perché non amano veramente nessuno,
pensano di amare Dio o l’umanità intera. Gesù, lavando piedi, con il suo gesto ha consacrato
l’attenzione per il corpo e non solo per l’anima, per i corpi di un’umanità stanca.
Sollevate, sembra dirci, sollevate la stanchezza che pesa su questa umanità. Non passate con
indifferenza. I vostri occhi siano pronti a cogliere le stanchezze che solcano i volti, i carichi che
fanno curve le spalle, il peso di chi ritorna a casa la sera, il peso spesso dimenticato di chi ha
faticato tutto il giorno, lo sfinimento di chi è stremato dai problemi, la disperazione di chi non ha
di che vivere.

E fate, come potete, là dove potete, fate un gesto che sia di sollievo, dite una parola che sia di
vicinanza. Lavate i piedi a chi ritorna dai polverosi, estenuanti, cammini della vita. È il mandato del
Signore, è la consegna della cena, è l’ottavo sacramento, forse il più dimenticato.

Fonte:https://www.qumran2.net/


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: