Paolo Matarrese “Nuovo!”

V Domenica di Pasqua (Anno C)  (15/05/2022)

Vangelo: Gv 13,31-35

C’è una parola che si ripete più volte nelle letture che ci dona la Chiesa in questa domenica: nuovo!

Nella seconda lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, leggiamo: “Io Giovanni vidi un cielo nuovo e una terra nuova” e ancora “ecco io faccio nuove tutte le cose”, e poi Gesù nel vangelo che dice: “vi do un comandamento nuovo”.

Questo nuovo- novità possiamo coglierla alla luce della risurrezione di Cristo.

Il vangelo infatti ci riporta all’ultima cena, in quello che viene definito l’ultimo discorso che Gesù lascia ai suoi discepoli prima della sua Pasqua, ed è interessante che la Chiesa ci invita a rimeditarlo proprio alla luce della risurrezione di Cristo, proprio in questo tempo pasquale che stiamo vivendo. Come un testamento che si apre al termine della vita terrena di qualcuno, così facciamo noi: alla luce della morte e risurrezione di Cristo possiamo illuminare e cogliere in profondità questo discorso di addio che Gesù fa nell’ultima cena.

vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”

La novità di questo comandamento è data proprio dalla pasqua di Cristo che non è un avvenimento, per quanto straordinario, esterno a noi e alla nostra vita, ma la pasqua di Cristo ci fa compiere un passaggio, ci dona la possibilità di entrare realmente in una vita nuova. Nel battesimo infatti l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori e ci dà la possibilità di amare gli altri come Dio ci ama!

La novità di questo comandamento allora è data dalla possibilità di amare gli altri come Cristo, nella logica del “dono di sé”, non partendo dai nostri sforzi ma accogliendo questo amore che ci è stato dato in dono e che rinnova tutte le nostre relazioni.

Ecco allora che possiamo cogliere in profondità i “cieli nuovi e la terra nuova” di cui parla il libro dell’Apocalisse: è la vita nuova che ci ha “passato”, donato Cristo nella sua risurrezione attraverso il dono dello Spirito Santo. Questo dono ci restituisce una relazione nuova con Dio (“cielo nuovo”), non più nella logica dello sforzo per conquistare Dio e la sua benevolenza, ma nella logica dell’accoglienza del suo amore gratuito nella nostra vita. Ed è l’accoglienza di questo amore che ci porta ad abitare il mondo (“terra nuova”) e vivere in maniera nuova le nostre relazioni con gli altri non più nella logica del possesso, della rivalità, della conquista, ma nella stessa logica di Cristo che “il dono libero di sé” che rende eterno ogni gesto di amore vissuto in questo modo.

La nostra tentazione spesso è quella di cercare ciò che dobbiamo fare per essere veramente in Cristo, per piacere a Cristo, per guadagnare la sua benevolenza, ma Cristo è proprio da tutto questo che è venuto a liberarci. Lui ci ha dato una vita nuova, non un nuovo precetto religioso! Allora il comandamento nuovo che Gesù ci dona, è la possibilità di amare gli altri poiché dentro di noi abita lo stesso amore con cui Cristo e stato amato dal Padre e ci ha amati!

Il cristiano allora non imita l’amore di Cristo come un ideale da raggiungere (peraltro in maniera inutile), ma il cristiano è chiamato a manifestare, far emergere, quell’amore di Cristo che già abita dentro di sé e che gli dona la possibilità di amare gli altri come Cristo lo ama!

Sempre nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”. La fatica più grande che spesso possiamo fare è proprio quella di credere e accogliere questa novità che ci ha donato la pasqua di Cristo: dentro di noi abita questo amore capace di perdonare come Cristo ha perdonato, capace di donarsi agli altri come lui si è donato, capace di vincere la morte e tutte quelle situazioni di “morte” che possiamo attraversare!

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri

La novità dell’amore si gioca sulla novità con cui viviamo le nostre relazioni. E’ sulla relazione e non sulla perfezione dell’io che si manifesta l’amore di Dio che ci abita: la capacità di relazionarsi con l’altro e vivere tutte le relazioni più quotidiane alla luce di questa novità e di questo amore! Far passare l’amore con cui Cristo ci ama agli altri, così come Lui ha passato a noi l’amore con cui lo ama il Padre.

*questo commento al vangelo nasce da una Lectio insieme alla comunità di famiglie della Collina del Barbagianni in Roma (rete Mondo Comunità e Famiglia).

Fonte:https://www.omelie.org/


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