XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (26/06/2022)

Vangelo: Lc 9,51-62

«Scusa, perché tu non credi in Dio e non vai in Chiesa?». «Estoy saturada de Dios», rispose la figlia alla madre tutta rosari, chiesa e ammalati. Non sempre è facile riconoscere il momento in cui dobbiamo “far la predica” e il momento in cui dobbiamo stare zitti. Ma noi prendiamo questa risposta in senso positivo: con la Pentecoste siamo arrivati al culmine del tempo pasquale.

Poi la Chiesa cattolica ci invita a partecipare ad altre tre settimane di feste e solennità: siamo proprio pieni di Spirito Santo, come i 120. Che diranno gli altri? “Si sono ubriacati di vino dolce” (At 2,13). Manteniamo perciò questo Spirito Santo, quello vero e niente sottomarche.

Siamo nel Tempo ordinario, che per noi è sempre straordinario; continuiamo a camminare con san Luca. Siamo già arrivati a una svolta: poco prima (9,20) Pietro, a nome dei Dodici, aveva detto ad alta voce: “Tu sei il Cristo di Dio”. Essendo lontani dalla capitale, Gesù accettò questo titolo, poi subito annuncia il mistero della “croce” (vv. 22-26) e infine, nella Trasfigurazione, anticipa la futura “gloria” (v. 28).

Il Vangelo di questa domenica inizia con la grande decisione di Cristo di fronte al dilemma se fare o no la volontà del Padre fino in fondo. “Compiendosi i giorni del suo esodo”, cioè il ritorno al Padre dopo essere morto come un maledetto sulla croce, Gesù dice di ’sì’, come gli aveva insegnato sua Madre, per cui prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme, cioè il Calvario. Infine Gesù, essendosi fatto giudeo al 100 per cento, non fu accolto nel villaggio dei samaritani. Preghiamo per chi non ci vuol vedere: “Non sanno quello che fanno”.

Tre esempi di sequela. Un tale si illuse di essere stato lui a trovare Cristo, mentre in realtà, Gesù Cristo era già al suo fianco e lo cercava da molto tempo. Quel tale aveva la testa piena di desideri mondani: forse non pensava ai piaceri o ai soldi, ma si aspettava grande successo. Il secondo: chiamato da Gesù, rimane un po’ imbambolato, titubante: “Ho da seppellire mio padre”; “Scusa, ma quanto ci vorrà?”. “Due o tre settimane”. No, no: non si può rimandare l’annuncio del Vangelo; la cosa è urgente, non senti le sirene delle ambulanze? Il mondo è molto ammalato, anzi è grave. Terzo: per seguire Cristo, occorre tagliare anche gli affetti più belli – non solo quelli torbidi – e avere una fede illimitata in Gesù crocifisso e risorto, senza mai voltarci indietro. A volte, nelle mie prediche, sento che non sono più io che parlo. L’altra domenica, anche le suore stavano attente.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/