XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (26/06/2022)

Vangelo: Lc 9,51-62

Lascia…, non volgerti indietro…; non attaccarti, e sperimenterai il Tutto.
Un Cristo zen quello del vangelo di oggi.
Gesù invita, in tutto il Vangelo, a non cercare alcun appiglio, a non afferrare alcun concetto, perché non c’è necessità alcuna di farlo: è già tutto qui, e dentro di noi. Lo comprenderà bene Paolo il mistico quando dirà: «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28).
Non c’è nulla cui aggrapparsi semplicemente perché non c’è bisogno di aggrapparsi a niente: ciò che cerchi è sempre stato lì, fin dall’inizio. E tu sei quello!
«Interrogato dai farisei: “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo – dentro – a voi!”» (Mt 17, 20-21).
La questione è abitare questo Regno di Dio di cui siamo parte ma di cui siamo al contempo drammaticamente inconsapevoli, e che per questo viviamo in uno stato d’illusione mortale scambiando il potere, l’avere e il successo come la vera realtà e affannandoci per conseguirli.
Nel vangelo di oggi son tutti indaffarati, di corsa, in ricerca… Ma la vera Realtà comparirà quando si smetterà di cercarla, stupiti che da sempre la stavamo già abitando in quando nostra natura più profonda, il nostro vero Sè, come il contadino della storiella zen che cerca disperatamente il bue e non lo trova perché lo sta cavalcando.
Non è questione di vivere nel passato struggendosi per esso, e neppure desiderare un futuro di compimento.
Fermati e goditi il presente: lì c’è già tutto. Ad ogni passo sei a casa.
«Marta, Marta tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno» (Lc 10, 41). L’affanno, l’agitazione per afferrare il ‘centro’ della propria vita in realtà non fa che alzare la polvere e nasconderlo interamente. Occorre fermarsi, e stupirsi che la fiamma è sempre stata lì, ed è la sorgente nascosta che ci abita – l’unica cosa di cui c’è bisogno – e che rimane, rimarrà per sempre e per questo ‘nessuno potrà toglierci’.
Non si sta andando da nessuna parte perché non c’è nulla da raggiungere. La meta è la via. Il qui ed ora è il luogo dell’incontro, il Regno di Dio, e se ne potrà godere nella misura in cui si eliminerà il superfluo, come il marmo ricopre la statua che vi è all’interno.
Occorre giungere a questa verità, perché sarà l’unico modo per essere liberi, dato che ‘la verità ci renderà liberi’ (cfr. Gv 8, 32). Liberi dalla schiavitù del dovere andare, fare, pensare, affannarsi per giungere ad un fantomatico luogo dove ‘andrà tutto bene’, per poi accorgersi di essersi perduti in ‘un paese lontano dove si sperpera il proprio patrimonio, e non potendo far altro che pascolare i porci a servizio del potente di turno’ (cfr. Lc 15, 14).

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