Mons Angelo Sceppacerca Commento XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 

Liturgia: Es 17, 8-13; Sal 120; 2Tm 3, 14-4, 2

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

La preghiera è la nostra relazione con Dio, col creato e con gli altri fratelli: è la vita umana realizzata. Per questo bisogna pregare sempre, senza scorare. Conta stare con Lui e fidarsi. La preghiera è come un gridare giorno e notte verso di Lui – altro che devozionismo! – e nasce dalla storia di chi grida. Dio esaudisce in fretta una tale preghiera che Gesù identifica con la fede stessa. La fede è il grido che l’uomo impara a rivolgere a Dio.

La salvezza viene in questo mondo nel quale Dio sembra assente e non in un mondo migliore. Si chiude con la domanda: il Figlio dell’uomo quando verrà troverà la fede? E si inizia con la necessità di pregare sempre. In mezzo c’è la parabola di un giudice che non ha rispetto per nessuno e che non interviene sul male che vede. Quel giudice è Dio e la vedova è la Chiesa, la sposa che cerca il suo diritto.

Pregare vuol dire che puoi avere una cosa soltanto se l’altro te la dà; il nostro rapporto con Dio – come ogni relazione umana – è sempre precario; la prima cosa che s’insegna al bambino è chiedere e dire grazie. È la base di ogni relazione. Anche tutto ciò che entra nella preghiera è grazia, chiesta e ricevuta in dono. Un padre del deserto ha scritto: una volta Dio ha ascoltato la mia preghiera, ma da allora non gli ho chiesto più nulla, ho sempre detto “sia fatta la tua volontà”.

Vedova è la donna senza lo sposo, manca della sua parte e soffre. La richiesta “fammi giustizia del mio avversario”, è come dire “liberami dal male”, la domanda fondamentale del Padre nostro.

La vedova insiste tenacemente; gli eletti del Signore “gridano giorno e notte verso di lui”. Anche noi, ogni giorno, iniziamo le “ore” della preghiera cristiana con le parole del Salmo: “Dio vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”. La fede ci insegna che la preghiera è sempre accontentata e soddisfatta da Dio, per amore e in risposta alla fede della sua sposa. Questo è l’animo che Dio vorrebbe trovare alla fine dei giorni.

Mons Angelo Sceppacerca16 ottobre 2022

Fonte:https://www.diocesitrivento.it/


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