P. Gaetano Piccolo S.J. Commento XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (16/10/2022) Vangelo: Lc 18,1-8

«La preghiera è un grido che si leva al Signore;

ma, se questo grido consiste in un rumore di voce corporale

senza che il cuore di chi prega aneli intensamente a Dio,

non c’è dubbio che esso è fiato sprecato».

Sant’Agostino, Discorso 29, 1

Il silenzio di Dio

Una delle esperienze più scandalose per il credente è il silenzio di Dio: continuare a chiedere senza sentirsi ascoltati. Eppure le letture di questa domenica ci rassicurano che nessun grido rimane inascoltato davanti a Dio. Le nostre mani però si stancano, non riusciamo a tenerle protese verso il cielo per troppo tempo. Abbiamo bisogno di essere sostenuti, aiutati, perché da soli facciamo fatica a sostenere il peso della preghiera.

Pregare e combattere

È esattamente quello che avviene a Mosè nel passo dell’Esodo che ascoltiamo in questa domenica: Mosè prega con le mani alzate al cielo mentre Giosuè combatte. È un’immagine della preghiera che sfugge a ogni spiritualizzazione disincarnata: mentre Mosè prega, Giosuè combatte. È un invito a non separare la preghiera dalla vita: non ci si affida a Dio, rinunciando a lottare! La preghiera non ci esime dall’impegno responsabile e coraggioso nelle situazioni della vita.

Sostenuti nella preghiera

Mosè non ce la fa da solo a sostenere la fatica di pregare, ha bisogno di essere sostenuto: sono poste delle pietre sotto le sue braccia e alcuni lo aiutano a non abbassare le mani. Anche noi abbiamo bisogno di strumenti solidi e ben fondati su cui appoggiare la nostra preghiera (tutto quello che la storia e l’esperienza di altri ci ha consegnato), ma abbiamo bisogno anche del sostegno della comunità, con cui preghiamo, da cui siamo sostenuti e da cui siamo accompagnati. La preghiera non è mai un fatto solo personale. Nel tempo della preghiera abbiamo bisogno di rimanere saldi in quello che abbiamo imparato e che crediamo fermamente (cf 2Tm 3,14).

La frustrazione

Quando non ci sentiamo ascoltati, ci arrabbiamo, perché un nostro bisogno, che consideriamo importante, non trova risposta. Forse per questo Gesù, commentando la parabola della vedova che chiede giustizia, ci invita a non stancarci, letteralmente a non incattivirci. Anche davanti al silenzio di Dio, quando ci sembra che la nostra preghiera non trovi risposta, possiamo sentirci frustrati, e questo genera rabbia. È importante perciò ricordarci quello che il Salmo 120 ci suggerisce: «Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode d’Israele». (Sal 120,4)

La giustizia

La vedova è l’immagine della persona indifesa, colei che non ha nessuno su cui appoggiarsi. Dio è perciò l’unico in cui può confidare. La vedova della parabola raccontata da Gesù cerca giustizia, un termine che ci rimanda alla volontà di Dio: la giustizia è l’ordine delle cose così come Dio lo ha pensato. Questa vedova non sta chiedendo qualcosa per sé, non pretende una risposta a un desiderio personale e soggettivo, ma sta chiedendo che sia fatta la volontà di Dio! Qual è il contenuto della nostra preghiera? Siamo sicuri di contribuire con la nostra preghiera alla volontà di Dio o pretendiamo di sostituire la nostra volontà alla sua?

Il tempo della prova

Questa vedova è anche immagine di quella comunità a cui Luca si sta rivolgendo. È una comunità che attraversa il tempo della prova e che vive l’esperienza dell’attesa. È il tempo della persecuzione, forse anche il tempo della delusione. C’è una preghiera in questo tempo che sembra inascoltata. Questa comunità ha paura che Dio non ci sia, teme di essere abbandonata, di rimanere sola, come una vedova! A quella comunità, nella quale anche noi ci possiamo rivedere, il Vangelo ricorda di non smettere di pregare, perché non c’è nessun grido che resti inascoltato davanti a Dio.

L’immagine di Dio

È vero però che nel tempo della paura, nel tempo del silenzio, l’immagine di Dio rischia di essere deturpata. L’immagine di Dio si trasforma, c’è il rischio di sentire Dio come giudice impietoso che non risponde alle nostre domande. È il momento in cui possono emergere tante false immagini di Dio, che nascondono il suo vero volto. Il tempo dell’attesa può diventare però anche un momento propizio, perché è anche quello in cui emerge il desiderio vero, quello che veramente mi sta a cuore. Il tempo del silenzio è anche quello in cui avviene una purificazione. Chi si stanca subito è forse anche chi non ha una motivazione forte.

La gratuità

Cosa fare allora nel tempo della paura e del silenzio? Presentando la sua piccola apocalisse, il discorso sulla fine, su quello che ci attende, Luca sceglie di parlare della preghiera! Il tempo della paura e dell’attesa può essere riempito infatti solo dalla preghiera. Nella preghiera coltiviamo una relazione e come ogni relazione anche quella con Dio ha bisogno di gratuità. Nella relazione con una persona a cui vogliamo bene non pretendiamo di fare, guadagnare o ottenere qualcosa, ma semplicemente ci stiamo insieme, godiamo della presenza. Ecco la preghiera è lo spreco del tempo, la gratuità della bellezza di stare insieme. La preghiera è affidare a Dio la battaglia senza smettere di combattere: fare tutto come se dipendesse da me, sapendo che tutto dipende da Dio! Espressione attribuita a Sant’Ignazio di Loyola. La preghiera è anche la decisione di restituire continuamente il primato a Dio: è anche questo infatti il senso della preghiera monastica. Le ore del giorno sono scandite dal ritorno alla preghiera, come a dire che nonostante la dispersione del giorno, ritorno a Dio perché lui è il centro di tutto, che consente di rimettere ordine.

Per quanto tempo?

Quanto tempo avrà aspettato questa vedova prima di vedere esaudita la sua richiesta? Non lo sappiamo. Il Vangelo usa un’espressione laconica e indeterminata: «per un certo tempo», ma poi Gesù promette che Dio fa giustizia prontamente. Come tenere insieme queste due espressioni? Probabilmente dobbiamo comprendere che non sempre l’azione di Dio è visibile e forse mentre noi percepiamo solo il silenzio, Dio in realtà sta già operando. È vero, noi vogliamo essere ascoltati, è questo che ci preoccupa, su questo siamo concentrati, ma Gesù sposta l’attenzione e alla fine ci fa un’altra domanda: nell’attesa, riusciremo a restare fedeli? Riusciremo a non incattivirci e a credere ancora che Dio non si dimentica di noi?

Leggersi dentro

– Come reagisco quando non mi sento ascoltato da Dio?

– Quale immagine di Dio emerge nella mia preghiera?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va/


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