Fr. Emmanuel Mulu, OP Commento I domenica di Avvento

Predicazioni nelle domeniche di Avvento – in preghiera per il Myanmar
a cura dalla Commissione Internazionale Giustizia e Pace dell’Ordine domenicano
I domenica di Avvento – Fr. Emmanuel Mulu, OP
Is 2,1-5: Sal 122; Romani 13:11-14 Mt 24,37-44

L’attesa
Le quattro settimane di Avvento costituiscono una stagione di attesa e di preparazione alla natività di Cristo e al suo ritorno nella seconda venuta. L’attesa è un segno di speranza. Speranza di guarigione per un mondo rotto che ha bisogno di essere riparato. Il mondo è rotto perché aborrisce l’attesa, preferendo soluzioni rapide ai problemi che lo affliggono. Queste soluzioni rapide finiscono per fallire, danneggiando ancora di più il mondo. Il Messia atteso dà speranza perché è l’unico in grado di riparare il nostro mondo rotto. Egli è in grado di ripararlo e riparare.
Un principe della pace
La prima lettura di Isaia richiama la nostra attenzione su una coesistenza pacifica. “Forgeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci da potatura; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra e non si addestreranno più alla guerra”. La pace, quindi, non si ottiene né con le guerre né costruendo muri. È un dono di Dio (come si legge in Gv 14,27). Tuttavia, l’umanità è libera di scegliere se accogliere o meno questo dono. Il più delle volte, la pace non viene scelta, e il non accogliere questo dono inestimabile genera quale esito i conflitti, la violenza, le guerre, la discriminazione e le conseguenze che ne derivano.
Il profeta Isaia parla al nostro mondo distrutto esortando le nazioni e i governi a trasformare le loro spade in vomeri, le loro lance in falci, i loro bilanci militari in bilanci per lo sviluppo e l’odio in amore.
Anche se può sembrare difficile, questa trasformazione è possibile grazie alla grazia del Messia, il Principe della pace.
Vegliate nell’attesa
Matteo nel Vangelo ci invita a “vegliare” mentre ci avviciniamo alla Parousia, perché il Signore verrà in un momento che non ci aspettiamo. Dobbiamo quindi vegliare e prepararci. Questa può sembrare una lunga attesa che presenta la tentazione di deviare davanti ad una strada pericolosa da percorrere.
Uno spirito pronto e in attesa ispira un’attenta osservazione dei tempi. Preparazione e vigilanza si attuano attraverso la preghiera. Chi non osserva non prega e chi non prega non osserva. La preghiera è dialogo con Dio. Una comunicazione costante con Dio mantiene una persona nella speranza e allo stesso tempo mantiene una relazione con Lui. Se il mondo veglia fedelmente attraverso la preghiera, la speranza sostituirà la disperazione e la paura.
Le guerre di cui siamo testimoni nel mondo ricordano un mondo disperato; un mondo che non è preparato per il Salvatore, un mondo pieno di paura, un mondo che corteggia un atteggiamento di autosufficienza e pone il Messia fuori dai suoi schemi. Questo atteggiamento cerca di stroncare sul nascere la speranza, gettando l’umanità in balia della paura e della disperazione.
Il tempo di Avvento è quindi un tempo per fermare la guerra, la discriminazione e abbracciare il Cristo che di tutti ha compassione. Siamo tutti chiamati ad aspettare Cristo che guarisce il nostro mondo distrutto, perché l’attesa non è una perdita di tempo, ma il prezzo che paghiamo per la nostra guarigione (Gv 5,3).
Aspettate il Messia in questo periodo di Avvento, mi raccomando!


Fr. Emmanuel Mulu OP
Vicariato dell’Africa Orientale-Kenya

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