RICCARDO SABATO”Il verbo incarnato ci insegna le cose più importanti”

Liturgia: Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18 (Messa del giorno)

Quali sono le cose più importanti di tutte? Detta così sembra una domanda vaga, eppure può essere con buona approssimazione la domanda che ci facciamo senza accorgercene mentre svolgiamo le nostre occupazioni più quotidiane: in base a cosa valuto un lavoro, uno studio, uno svago? Cosa scelgo di fare, di comprare e consumare in modo prioritario? Qual è la top ten delle cose che scelgo? Si tratti di valori etici, programmi politici, stipendi o canzoni pop, il problema è la gerarchia, l’ordine, cosa metto prima e cosa dopo. Cosa guadagna la prima posizione orientando il resto? Cosa è per me principale e non secondario?

Giovanni non ha dubbi, in una ideale top five delle cose più importanti per lui il primo posto lo guadagna il «Verbo», la Parola di Dio. Che non è una chiacchiera o un’ipotesi astratta, ma agisce: nominando e dando senso alle cose, le crea.

Ma non solo: il Verbo è un Qualcuno che viene «ad abitare in mezzo a noi», è quel Gesù che ha cambiato la vita di Giovanni, ed è proprio la «vita» a essere l’altro termine fondamentale in questa ideale lista delle priorità: il vissuto concreto, l’abitare, il farsi «carne».

Poi c’è una terza scelta: «luce». Parola e vita sono luce che rischiara le tenebre, alba su un mondo buio, visione chiara e risveglio dalla cecità. Una luce rivolta a tutti, «che illumina ogni uomo», infatti corrisponde alla «verità», quarta parola. Le tenebre non vincono, la verità alla fine torna alla luce. non perché così lo prescrive qualche legge, ma perché così ci è stato donato, oltre ogni merito, per «grazia», quinta parola.

Parola, vita, luce, verità, grazia. Una compilation ben scelta, essenziale e densissima, commentata da secoli da santi e filosofi, e ancora di un’attualità lampante.

A pensarci bene infatti oggi più di allora siamo persi in un traffico di “parole”, fra i mille documenti Word del nostro desktopslogan pubblicitari e chat private, alla ricerca di una parola autentica, di senso; siamo ancora immersi in una “vita” in continuo movimento e sentita sempre più fragile nel suo equilibrio ecologico e nelle sue rappresentazioni virtuali (eppure live, appunto) sempre più personali eppure sempre più social; siamo sempre più “alla luce” e quasi accecati dai lumi di una scienza capillarmente diffusa ed efficiente, che più illumina più sembra però non vedere tutto; ancora oggi siamo sempre più affollati di verità necessarie e puntuali quanto parziali e conflittuali, l’una contro l’altra armata di “fact checking” e accuse di “fake news“; siamo ancora in ricerca di grazia, avendo ristretto la dimensione del dono a favore di quella del “gestito”, e trasformato ogni “offerta” in uno scambio.

In duemila anni le priorità non sono cambiate, abbiamo ancora bisogno di un Verbo che si faccia carne e vita, di una luce di verità e di grazia che ci salvi. Oggi come allora «Dio nessuno lo ha mai visto», e aspettiamo qualcuno che ce lo riveli. 

di RICCARDO SABATO

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/