Cuoco con megafono sul ponte di comando, accanto al comandante e all’equipaggio

fra Damiano Angelucci “Vivere l’attesa per non perdere il presente”

Domenica 8 Novembre (DOMENICA – Verde)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 6,12-16   Sal 62   1Ts 4,13-18   Mt 25,1-13

di fra Damiano Angelucci🏠home

Nella tradizione cristiana le dieci vergini rappresentano la Chiesa che attende il ritorno nella gloria di Gesù salvatore; Lui che al termine di questa storia terrena verrà a completare e a concludere la festa di nozze con l’umanità – inaugurata con l’incarnazione – per restituirle la piena e definitiva partecipazione alla comunione con Dio Padre. La Chiesa, infatti, in molto passi biblici, è prefigurata e raffigurata come la sposa del Cristo, destinata a diventarle talmente intima da divenire suo corpo, e il numero dieci rappresenta appunto la collettività dei suoi membri che sono chiamati alla vigilanza, non all’insonnia, ma alla vigilanza della fede, della speranza e della carità di cui l’olio sembra essere il simbolo.

Notare che tutto s’assopiscono, perché la fatica dell’attesa è la stessa per tutti, ma la saggezza consiste nel custodire il dono della fede e gli altri doni di Grazia che, attraverso i Sacramenti si ricevono nella Chiesa. La stoltezza invece è vivere l’attesa senza disporsi alla pazienza, alla perseveranza; il vivere la relazione con il Signore nell’atteggiamento del “tutto e subito”.

Peggio ancora le cinque vergini sagge pensano di ‘comprare’ al mercato del “last minute” ciò che necessita per alimentare la loro vita che ormai si spegne. Tentazione fortissima per i credenti del nostro mondo che vorrebbe essere sempre più ‘meritocratico’, e pensano di potersi comprare anche l’accesso al regno di Dio, non tanto con il denaro ma con i loro personali, presunti o veri, meriti di opere caritative e azioni sagge. Invece nell’attesa dello Sposo occorre prendere fin da subito “l’olio in piccoli vasi”, cioè cogliere le tante occasioni, non eclatanti, ma appunto piccole, in cui possiamo alimentare e tener viva la fiamma della nostra fede e della nostra speranza, incontrando già da ora Gesù sotto il velo dei suoi segni sacramentali o nel  nostro prossimo, soprattutto quello più fragile. Tuttavia senza l’olio, senza l’alimento dell’amicizia del Signore, si perde la prospettiva, ci si appiattisce sul presente. Così, in questi nostri tempi così sollecitati e distratti da tanta abbondanza di messaggi, spot, e break-news, potrebbe risultare sempre più attuale il richiamo del filosofo Kirkegaard (1813-1855): “State attenti: la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani”.