MARCO FERRARI”Il dono di partecipare alla vita di Dio”

Il dono di partecipare alla vita di Dio – Santissima Trinità

“Solennità della Santissima Trinità”: il titolo di una festa difficile da comprendere. Cos’è la Trinità? Prova a dircelo il Prefazio della Messa di questa domenica: “noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza della maestà divina”. Sì, ma per noi cosa significa tutto ciò?

Credo sia importante attingere alla fonte, cioè metterci in confidente ascolto di Dio. La Parola di oggi, infatti, anche se non usa mai l’espressione “Santissima Trinità”. Ci parla dell’amore che scorre – attraversa – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e che si riversa su di noi.

“Dio ha tanto amato il mondo…”

Parlando con Nicodemo, Gesù rivela: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” (Giovanni 3,16). Il mondo è creato perché ogni creatura possa entrare a far parte della vita di Dio e possa vivere dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. “Dio ha tanto amato il mondo…”: Egli non è giudice cieco e implacabile, ma si rivolge a noi con sguardo paterno e di bontà. Non ci dona qualcosa per farci felici, ma ci dona se stesso nelle Persone del Figlio e dello Spirito Santo, che sono parte della sua stessa identità.

… perché il mondo sia salvato per mezzo del Figlio

Ancora fatichiamo a comprendere questo mistero. Un’altra parola della liturgia di oggi può contribuire a fare un po’ di luce: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Esodo 34,6). È il nome di Dio – la sua identità, secondo il mondo ebraico – rivelato a Mosè sul monte Sinai. È parola che ci mostra come Dio sia proteso verso di noi per il nostro bene, per la nostra felicità, perché noi possiamo godere del suo amore di cui siamo avvolti. In altre parole, sul Sinai il Signore mostra di avere a cuore le sorti del suo popolo e, aggiungiamo noi, le sorti di ogni uomo e donna sulla Terra.

La fedeltà di Dio non è altro che la cura smisurata, gratuita e non richiesta che il Signore, sempre, ha per noi. E, alla luce del vangelo, questa fedeltà assume un nome, ha carne e concretezza: si chiama Gesù. Sì, siamo salvati per mezzo di Lui: la nostra vita è al sicuro, non teme nulla, perché Egli, uomo come noi, ci assicura la custodia di Dio.

Accoglienza e condanna

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”: Paolo ai Corinzi invita ad una vita di comunione tutti gli uomini e le donne. Comunione: questa la parola più adatta per parlare della vita di Dio. I Tre – il Padre, il Figlio e lo Spirito – vivono nella comunione fra loro; nell’amore vicendevole; in un abbraccio di custodia reciproca. E noi, nella misura in cui viviamo la comunione tra noi, sperimentiamo la vita di Dio dentro alla nostra vita.

Chi crede nel Figlio non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel suo nome. Accogliere il vangelo di Gesù è la via per trovare l’autentico senso della nostra esistenza; altrimenti, ci condanniamo all’insensatezza. Riconoscersi abbracciati, avvolti, custoditi da Dio è la premessa per poter vivere allo stesso modo l’amore fra noi.

Fonte:http://www.twittomelia.it/