don Giampaolo Centofanti

don Giampaolo Centofanti Commento XVII Domenica del Tempo Ordinario

Commento al Vangelo della XVII Domenica del Tempo Ordinario Anno A (26 luglio 2020)

 Visualizza Mt 13,44-52

Come può un uomo trovare un tesoro nascosto in un campo? Forse vi stava lavorando, forse urta uno spigolo della cassa che spunta sulla superficie o lo vede camminando, chissà per quale motivo, tra l’erba alta. E poi, com’era finito lì quel tesoro? Era stato occultato volontariamente o era stato perso? Sappiamo dalla parabola che in un modo o nell’altro il tesoro è stato individuato da qualcuno che non ne era il proprietario. Quell’uomo poi di nuovo nasconde il tesoro. Come mai? Forse perché nessuno possa vantare diritti su quei beni qualora lui li portasse via. Il tesoro di Dio va anche protetto, curato. Forse il tesoro è pienamente tale in quel campo. Così il protagonista vende tutti i suoi averi e compra quel campo che dunque era già di per sé prezioso. Il terreno dunque può rappresentare la Chiesa, la propria vita, la vita, che il nostro “riscatta”, si può leggere nel testo originale. Il tesoro è Gesù. Il regno dei cieli è il vangelo che tutto colora di una gioia profonda. Dove siamo noi stessi, a casa nostra. Dove la terra e il cielo si incontrano.

Il mercante della seconda storia è invece “in cerca” di perle preziose. Ne trova una di grande valore e scoprendola vede che è la sola (una soltanto) per la quale vale la pena vendere tutto il resto. Solo in essa ogni cosa, la vita, si valorizza.

La rete gettata nel mare può indicare, in questo crescendo, un cuore sempre più aperto a riconoscere, accogliere, ogni dono, spirituale, umano, materiale, di Dio. Questa raccolta, per indicare la quale si usa il significativo verbo sunago (da cui sinagoga), porta ad una sempre nuova maturazione, ad un sempre più profondo, anche esperto, discernimento, che i pescatori vivono seduti sulla riva del mare, ossia nella preghiera, nella fede, nella meditazione comunitaria. Un giudizio il quale giungerà al suo compimento in cielo. Solo dopo questa precisazione Gesù parla dello scriba che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Vi è per l’uomo un cammino di crescita senza fine in Cristo. Che inganno, per esempio, ridurre la cultura ad un mero intellettualismo. Con semplicità Gesù presenta riferimenti che ancora oggi la stessa cultura cristiana talora fatica a riconoscere più pienamente. Si prende a modello per esempio Agostino o Tommaso e certo molto si può imparare da loro. Ma è Cristo stesso, sono i vangeli, il riferimento a cui sempre vissutamente tornare. E allora un piccolo può contribuire a rinnovare la vita del mondo, anche la cultura, più di un esimio professore di questo mondo.

Fonte:http://gpcentofanti.altervista.org/


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