Maria Santissima Madre di Dio  (01/01/2022)

Vangelo: Lc 2,16-21

Si chiamerà Gesù 

Iniziamo l’anno con questa eucaristia che veglia sull’inizio. Forse ognuno di noi ha iniziato l’anno in modo diverso. Ma qui ci è chiesto di iniziarlo insieme, come comunità che si è data convocazione in una eucaristia. Eucaristia significa ringraziamento. E allora diamo inizio all’anno ringraziando. Ringraziano coloro che hanno occhi aperti, occhi che si interrogano, occhi che riconoscono i doni. Ringraziamo i pastori che con i loro occhi sono andati oltre il buio della notte. 

Maria interroga il suo cuore e cerca di cogliere il legame tra ciò che vede e ciò che un giorno aveva ascoltato dall’angelo. Maria e Giuseppe chiamano il bambino “Gesù”. Maria cercava di legare le parole a ciò che vedeva ma non le era facile. Nemmeno per noi è sempre facile legare la parola di Dio a ciò che vediamo o facciamo. 

Maria si interrogava sull’identità di quel bambino. Forse anche Giuseppe. Penso che un po’ tutti, madri e padri, si interrogano sull’identità del proprio figlio quando nasce.  Che l’identità fosse in quel nome?   Maria se lo chiedeva, perché era stato l’angelo a portarle il nome. 

Questo riferimento al nome mi è risuonato nel cuore leggendo i testi di questa liturgia, tre testi a parlare del nome.  Luca ci ha raccontato  che al bambino fu dato il nome di “Gesù”; la lettera ai Filippesi dice che Gesù, morto in croce, Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome; e poi nella prima lettura: “Porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”. 

Bisogna che partiamo dal nome. Gesù significa “Dio salva”. Non ci commuove pensare che Gesù è stato per tutta la sua vita fedele al nome che portava? Quel nome è stata la sua vita. Lui è vissuto per salvare. 

Ricordate i suoi incontri, le sue parole, i suoi gesti, i suoi sguardi: la sua passione era salvare. Dall’inizio alla fine. L’inizio dei segni furono le nozze di Cana in Galilea, dove volle salvare la festa, salvare con il vino la festa di due giovani sposi. Lui voleva salvi tutti. Così sino alla fine: l’ultimo lo salvò sulla croce, dalla croce, era un malfattore, appeso come lui in croce, gli disse: “In verità io ti dico: Oggi sarai con me in paradiso”. Ultimo gesto, ha salvato. 

Ed è per questo che il suo nome è sopra ogni altro nome, perché gli importava degli altri: “svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, umiliò se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che al di sopra di ogni altro nome”.  Ancora una volta è  la rivoluzione della categoria del “grande” e del “sopra”. Si svuotò, si abbassò.

Ma perché? Perché ami, solo se non vivi arroccato in te stesso. Solo se non stai sopra, ma ti abbassi al viso dell’altro. Se il volto di Dio che si è svelato in Gesù è il volto di un Dio svuotato, abbassato, cambiano le categorie con cui guardare gli altri, la vita e la storia. 

“Il volto di Gesù” dice il papa  “è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati. Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda. Se non ci abbassiamo non potremo vedere il suo volto”. 

Questo è il nome di Dio e questo è il volto di Dio, che suona benedizione per questa nostra terra, all’inizio dell’anno nuovo. La benedizione di Dio per tutta l’umanità. “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.