Don Paolo Zamengo”Dio, quale è il tuo Nome? “

Dio, quale è il tuo Nome?    Gv 3, 16-18

C’è una profonda continuità tra il tempo pasquale e la festa della Trinità. È il mistero d’amore che lo Spirito ha inciso nella profondità dei nostri cuori e che abbiamo vissuto splendidamente nella Pentecoste! 

Ora lo contempliamo e facciamo memoria per non dimenticare che l’origine e l’approdo della nostra vita è il Padre. È Lui che ha consegnato il Figlio Gesù che ha donato a noi la sua vita. Ci ha mostrato la capacità di amare senza limiti e misura, che è lo Spirito santo. Questa vita è la nostra “vita eterna”.  Ciò che Dio non aveva permesso di fare ad Abramo, di offrire il figlio Isacco in sacrificio, Lui invece lo ha fatto.  

Il principio della relazione con Dio non è la fede dell’uomo, ma l’iniziativa assolutamente gratuita dell’amore di Dio. La fede dell’uomo è sempre solo risposta al suo amore.  Credere nella Trinità non è l’assenso a un dogma o a una dottrina su Dio, ma la risposta stupita dell’amore dell’uomo che scopre la grandezza e la libertà dell’amore di Dio che ha consegnato il Figlio Gesù per il mondo. Non c’è amore più grande. E questo amore è totalmente donato a noi! 

Tutta la storia della salvezza è il rivelarsi di questo dono continuo e instancabile. Lungo il difficile cammino dell’esodo dalla schiavitù alla libertà, il popolo è duramente provato. Mosè interroga Dio. Chi sei tu che ci hai fatto uscire dall’Egitto, ci conduci per il deserto e ci hai scelti per essere tuo popolo? 

Nella domanda di Mosè c’è  il desiderio di vedere il volto di Dio che si è legato per sempre a Israele con segni, prodigi e parole di alleanza. Ma di Dio Mosè non può vedere il volto e vivere. Può solo vederlo  al suo passaggio dopo che lo ha seguito. 

Ma di Dio noi possiamo conoscere il Nome, cioè chi è Lui per noi. Nel nome è racchiusa l’essenza della persona. Consegnando il suo nome a Mosè, Dio consegna se stesso, si rende accessibile, vicino, prossimo.  Dio rivela la sua identità all’uomo e, al tempo stesso, proclama e rivela chi è l’uomo per Lui.  Il Nome racconta  il suo modo di agire e quanto sia prezioso Israele per Dio. 

Ci si consegna unicamente a chi si ama. E l’amore conferisce dignità a colui che è amato. I nomi di Dio rivelano il volto della sua misericordia: Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira, ricco di grazia e di fedeltà. Se misericordioso è il nome di Dio, allora il nome del popolo è “ricordato per sempre, mai dimenticato”. 

Il Signore è pietoso,  amore che si china e si abbassa. Se il nome di Dio è pietoso e curvo su di te, il nome del popolo è “custodito per sempre”.  Il Signore è ricco di fedeltà, un amore che non viene mai meno. Se il suo nome è “fedele”, il nome del popolo è “amato per sempre”. Conoscere i nomi di Dio significa accogliere Lui che si lega a noi. 

Gesù è la “concretizzazione” dei nomi di Dio dei quali aveva fatto esperienza il popolo di Israele lungo la sua storia. Gesù è la misericordia del Padre, venuto nella carne della nostra umanità per raggiungere ogni uomo e per dire che Dio si ricorda di tutti , anche quando ci crediamo abbandonati, soli o  indegni della sua attenzione. E’ Lui che è “pietoso”, che è venuto a cercare  ogni uomo,  fino a quello smarrito. 

E’ Lui la ricchezza straripante dell’amore di Dio, perché, in Gesù, Dio si è legato a noi in modo indissolubile con un amore sponsale.  È venuto a mostrare l’eterna fedeltà del Padre a tutte le sue promesse d’amore, fino a darci la vita. Il Figlio ci ha aperto la porta per entrare e abitare il mistero di questo amore. Questa è la Trinità, è un mare d’amore.

Questa è la nostra “vita eterna” e, nello Spirito santo donato, fin d’ora, ne facciamo esperienza viva nella Chiesa.