Don Paolo Zamengo “Verrà, anche se tarda verrà

III Domenica di Avvento (Anno A) – Gaudete (11/12/2022)

Vangelo: Mt 11,2-11

Vorrei parlarvi della fatica di credere di Giovanni Battista
ma anche della mia o della nostra fatica. “Sei tu colui che
deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”
Anche il Battista, anche la roccia che sfidava il vento del
deserto, colui che Gesù definisce il più grande dei profeti, anche lui non fu al riparo dal dubbio.
Eppure poco prima aveva con forza indicato Gesù: “Ecco l’agnello di Dio”.
Ci sono giorni in cui proclamiamo, anche con fierezza, la fede. Ma non tutti i giorni sono uguali, ne abbiamo altri in cui siamo scossi, messi alla prova. E come non poteva non esserlo Giovanni, lui che aveva annunciato il Messia con immagini severe e minacciose? Ricordate? Il Messia avrebbe finalmente e con decisione separato il grano dalla paglia.
Ed ecco cosa sente dire di Gesù ora che Giovanni è in carcere. Che Gesù non separa i giusti dai peccatori, anzi li cerca e mangia con loro. Passa la voce che è loro amico. Ecco lo sconcerto.
Giovanni aveva detto: “Brucerà la pula con fuoco inestinguibile”. Ma dove è mai questo Messia che brucia, che usa la scure per tagliare le radici dell’albero del male? Dove è mai?
E la domanda si ingigantiva nelle ombre del carcere, dove Giovanni era finito in catene. Ecco la sua fatica e il tormento di credere. La fede è una ricerca difficile e impegnativa. Lenta e tormentata a volte.
La fede si confronta con gli interrogativi della vita: “Sei tu, Signore, o dobbiamo aspettarne un altro?” E Gesù non risponde ma rimanda alle sue opere. Ma quali? Gesù manda a dire al Battista che le opere del Messia sono proprio quelle di cui lui sente parlare e per le quali prova delusione.
Non sono opere minacciose, ma opere di consolazione e di guarigione.
Vi parlavo della fatica, ma ora diciamo anche della gioia di credere. È il Messia che si china sulla sofferenza degli uomini e la solleva. È Gesù che ha occhi e cuore per l’infinita debolezza che pesa sull’umanità. “I giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono”. Ed ecco viene il Signore a irrobustire le mani fiacche, le nostre, a rendere salde le ginocchia vacillanti, le nostre!
È questo che dà gioia al cuore. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Nasce qui il nostro impegno: anche noi siamo chiamati a resistere. Guardate che non è così scontato resistere tenendo fede alle opere del Messia. Siamo tentati oggi più di ieri forse di cambiare stile e strada.
Non lo diciamo, ma lo pensiamo.
In che cosa il mondo è cambiato andando per le strade di Gesù, facendo nostre le sue azioni? Noi abbiamo fretta, vogliamo usare la forza, incenerire qualcuno, eliminare la paglia, bruciarla. E invece, siamo chiamati a resistere all’apparente sconfitta, all’apparente debolezza dei gesti e delle strade percorse da Gesù.
E allora apriamo anche noi gli occhi a coloro che oggi vengono accecati dal mito del più forte, facciamo camminare coloro che sono frenati dalla loro debolezza e dalle paure, cerchiamo coloro che vengono allontanati come se fossero lebbrosi, diamo coraggio a chi vive come se non esistesse, diamo buone notizie a chi sembra non farcela più nella vita.
E non siamo delusi da Gesù. Gesù ha scelto questa strada e non un’ altra, anche per i suoi
discepoli. Non stanchiamoci di Gesù anche se tarda. Anche se tarda, verrà.