
Donaci il tuo Spirito, Signore, e conosceremo la Verità
VI Domenica di Pasqua, 17 maggio 2020
Stiamo celebrando le ultime settimane del Tempo di Pasqua, che giungerà al suo compimento pieno nella solennità della Pentecoste.
Le letture della liturgia domenicale continuano a proporci quanto vissuto, come conseguenza della Pasqua stessa, dalla prima comunità cristiana: una comunità che cresce intorno alla Parola, che è appassionata per l’esperienza fatta con Cristo… ma anche una comunità che, presto, deve fare i conti con problemi concreti ed inediti a cui dare soluzione.
A questa comunità, così umana e, al tempo stesso, fortemente connotata dalla gioia e dalla speranza pasquale, si rivolge l’esortazione di S. Pietro (seconda lettura, 1Pt 3,15-18): “Rendete ragione della speranza che è in voi”. In altre parole, Pietro chiede ai cristiani un atteggiamento “nuovo”: siate franchi nella vostra testimonianza di Cristo Risorto; ciò che fate ed operate perché suoi discepoli, sia per chi vi incontra l’occasione per conoscere, attraverso di voi, Lui e il suo Vangelo. Non servono frasi fatte, né parole eloquenti, tantomeno infingimenti; ciò che occorre è una vita cristiana appassionata e coerente, che lasci trasparire il volto di Cristo, senza equivoci o ambiguità. Certo, in alcuni momenti questa testimonianza sarà – come quella di Filippo (prima lettura) – più entusiasta e generosa; in altri frangenti, essa potrà anche avere il sapore amaro della fatica e della sconfitta. Su tutto ciò, però, emerge la promessa di Gesù ai discepoli (Vangelo, Gv 14,15-21): “Non vi lascerò orfani… il Padre vi darà un altro Paràclito (= consolatore)”, che è lo Spirito Santo.
E qual è il primo compito del Consolatore promesso dal Signore? È quello di aiutarci a non soccombere quando (e capita spesso!), nella nostra vita, facciamo esperienza di peccato. Compito dello Spirito di Dio è quello di farci cogliere e vivere autenticamente il senso dell’espressione che apre il Vangelo di oggi: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti”. I comandamenti, le leggi del buon Dio, non ci sono dati come una sorta di specchio, nel quale vedere riflesse le nostre brutture e incoerenze, magari per dire “Dio mio, come sono ridotto!». No, la Parola di Dio ci è data come Parola di vita, che trasforma, che rinnova, che non giudica per condannare, ma sana per il perdono. Una Parola che è luce ai nostri passi. E tutto questo è opera dello Spirito di Dio.
La splendida sequenza che pregheremo insieme nel giorno di Pentecoste è proprio così che ci presenta lo Spirito Santo: Egli è il dono di Dio, è Dio stesso, che ci aiuta ad essere persone libere, persone che vogliono e sanno amare, persone che hanno compreso che la vita è una missione per annunziare le meraviglie che Dio compie in chi si fida di lui. È questo il Cristianesimo del quale Pietro ci invita a dare ragione, non con arroganza e presunzione, ma con dolcezza e umiltà.
#Fonte:http://www.nunziogalantino.it/
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