Don Paolo Zamengo”Sono io”

Sono io XIX Domenica
Tempo ordinario – Anno A


Gesù si rivela ai discepoli sul mare, a Pietro e anche a noi, oggi, che siamo
“imbarcati” con Lui. Mentre i suoi discepoli si preparano per la traversata, Gesù
sta solo sul monte per un tempo che sembra eterno, fino al finire della notte.
La barca intanto era agitata dalle onde. Gesù va loro incontro camminando sulle acque, e,
vedendo la loro paura, li esorta: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Perché i discepoli hanno
paura? “Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti”.
E’ l’esperienza che fa la chiesa, che facciamo tutti. Attraversiamo le burrasche della vita, non
riusciamo ad andare avanti e Gesù sembra essere scomparso dal nostro orizzonte.
Quando siamo in balia delle burrasche è necessario attivare gli occhi della fede per riconoscere
che colui che viene verso di noi camminando sulle acque non è un’ombra. La paura dei discepoli
non si scatena davanti alla tempesta ma davanti a Gesù che si avvicina e lo scambiano per un
fantasma. E’ strano: fa più paura Dio che cammina verso di noi, di quanto ce ne faccia la vita con
le sue tempeste!
Quanti “non temere” deve ripetere il Signore! “L’angelo disse alle donne: Voi non abbiate paura!
So che cercate Gesù, il crocifisso…”, “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano
in Galilea: là mi vedranno”. E ora Gesù dice: “Perché siete turbati? Guardate le mie mani e i miei
piedi: sono proprio io!”.
Se ciò che caratterizza l’uomo è la paura, ciò che identifica Dio è “non temere, sono io!”. La nostra
paura viene superata se ascoltiamo il suo “sono io!”. È lui che passa nella nostra vita. “Sono io” è il
nome di Dio. La sua identità è la sua presenza accanto a noi: “Io sono con voi tutti i giorni”.
La sua presenza la incontriamo proprio in mezzo alle acque e al vento contrario che si abbatte
sulla nostra barca. I discepoli hanno dovuto remare contro corrente per tutta quella notte, da soli.
Notte che sembrava non finire mai.
Ma basta poco per vedere spuntare le prime luci dell’alba. E’ l’alba l’ora del passaggio del mare
Rosso del popolo d’Israele guidato da Mosè. E’ all’alba che le donne si recano al sepolcro e lo
trovano vuoto. All’alba Pietro chiede a Gesù di camminare sul mare come lui.
Pietro è uomo di poca fede, dalla fede piccola. Mette alla prova Gesù proprio come il diavolo nel
deserto: “Se sei tu…”; come i soldati sotto la croce: “Se tu sei il re dei Giudei…”. Gesù non rifiuta
questa “fede piccola” che chiede un segno. Ciò che è “piccolo” può crescere.
Allora Gesù chiama Pietro a sé come all’inizio sulle rive del lago, quando gli dice: “Vieni!”. Pietro
cammina sulle acque fintanto che il suo sguardo è fisso su Gesù. Ma appena i suoi occhi si
spostano sul vento contrario, Pietro affonda. Questo è il momento in cui la “piccola fede” di Pietro
può iniziare a crescere.
Il grido “Signore salvami!” nasce dall’impossibilità di camminare sulle acque con le sole sue forze.
Seguire Gesù è possibile solo tenendo il nostro sguardo fisso su di Lui. Non c’è distanza fra il grido
di Pietro e Gesù che gli tende la mano. Non c’è distanza fra la piccola fede di Pietro che si affida
alla mano di Gesù che “pesca” Pietro dalle acque.

Gesù è il primo “pescatore di uomini”!